Pillola ANTI-COVID

Pillola ANTI-COVID: in arrivo il farmaco Pfizer

Paxlovid, questo il nome del primo antivirale ad essere raccomandato per il trattamento del Coronavirus direttamente da casa!

4 min. lettura

pillola anti-covid

Come funziona la pillola anti-covid? Chi può ricevere la cura? Quali sono i rischi?
Lo scopriamo insieme in questo articolo!

Un ulteriore passo avanti per la scienza, che immette sul mercato un nuovo farmaco in compresse per combattere l’infezione da SARS-CoV-2 (COVID-19).

Il farmaco anti-covid in capsule che si ripromette di giocare un ruolo importante nella lotta al Coronavirus è Paxlovid (Nirmatrelvir/Ritonavir), seguito da Lagevrio (Molnupiravir), già autorizzato per una distribuzione in condizioni di emergenza.

Prodotti dai colossi farmaceutici Pfizer (per Paxlovid) e Merck Sharp & Dohme in collaborazione con Ridgeback Biotherapeutics (per Lagevrio), sono farmaci antivirali in compresse che, se somministrati nei primi giorni dalla comparsa dei sintomi, possono ridurre notevolmente il rischio di ospedalizzazione e di morte nei pazienti che hanno contratto l’infezione da SARS-CoV-2 (COVID-19).

In questo lungo periodo, le case farmaceutiche sono andate a tentoni per riuscire a produrre prima un vaccino, e poi un farmaco, in grado di abbassare la curva dei contagi e ridurre la pressione sugli ospedali, ma sembra che, finalmente, ci sia una piccola luce in fondo al tunnel.

Gli studi hanno dimostrato che l’effetto prodotto dalle pillole anti-Covid, se prese tempestivamente, incide fortemente sulla ripresa del paziente.

Le sperimentazioni, iniziate già nel corso del 2021, sul farmaco antivirale indicate per il trattamento di sintomi da lievi a moderati e che fosse in grado di ridurre la necessità di ricovero dei pazienti che hanno contratto il virus, hanno ottenuto fin da subito ottimi risultati, i quali, lasciano pensare, che saranno di grande aiuto nella gestione dell’emergenza sanitaria, soprattutto per curare i pazienti a casa evitandone l’ospedalizzazione.

Come funzionano?

Sono entrambi farmaci antivirali, in formato capsule (somministrate quindi per via orale), da prendere entro 5 giorni dalla comparsa dei sintomi 2 volte al giorno per 5 giorni, ma, questa terapia, non è considerabile come sostitutivo della somministrazione del vaccino.

Il vaccino, infatti, resta fondamentale per l’abbassamento dei contagi e per proteggersi dal rischio di ospedalizzazione o morte.

Ricordiamo inoltre che nessun farmaco antibiotico è efficace contro il Coronavirus, come si legge dal comunicato dell’Aifa del 13 gennaio 2022.

Gli antibiotici non sono efficaci per sconfiggere infezioni causate da virus, inclusa l’influenza stagionale.

‚ÄúL‚Äôuso indiscriminato di antibiotici, oltre a non avere alcun fondamento scientifico, espone al duplice rischio di creare condizioni di carenza di antibiotici per i soggetti che ne abbiano effettivamente bisogno per trattare infezioni batteriche e di aumentare il rischio di sviluppo e diffusione di batteri resistenti agli antibiotici‚ÄĚ (Aifa 13 gennaio 2022)

Quali sono i pazienti che possono ricevere la cura?

Sono farmaci anti-covid studiati e progettati per pazienti¬†adulti¬†non ospedalizzati, che hanno riscontrato sintomi da lievi a moderati da non pi√Ļ di 5 giorni, che non richiedono¬†ossigenoterapia¬†domiciliare, e con elevato¬†rischio¬†di sviluppo di una forma pi√Ļ grave della malattia.

Le modalit√† di selezione dei pazienti che saranno sottoposti alla nuova cura in pillole, sono le stesse sia per¬†Paxlovid¬†che per¬†Lagevrio¬†e sono affidate ai medici della USCA e ai medici di medicina generale, come vedremo pi√Ļ avanti.

Inoltre, è previsto un registro di monitoraggio che sarà presto accessibile online sul sito dell’Aifa per i pazienti che sono soggetti a questa terapia.

Quali sono le modalità di prescrizione?

La terapia pu√≤ essere prescritta dai ‚Äúmedici di medicina generale, dai medici delle USCA e, in generale, dai medici che abbiano l’opportunit√† di entrare in contatto con pazienti affetti da COVID di recente insorgenza‚ÄĚ, come si legge dalla determina del 28 dicembre 2021.

Il medico di base non ha ancora la possibilità di prescrivere il farmaco, ma, quello che può fare, è comunicare ai medici USCA la proposta di somministrazione delle nuove capsule al proprio assistito, sarà poi il medico USCA responsabile del caso a valutare se ci sono le condizioni necessarie per la somministrazione.

Quali sono i rischi?

Lagevrio non è raccomandato per donne in gravidanza e per donne in età fertile che non utilizzano misure contraccettive efficaci, è perciò richiesto un test di gravidanza prima di assumere il farmaco.
Per quanto riguarda invece l’allattamento al seno è necessaria la sospensione durante la somministrazione del farmaco e per i quattro giorni successivi alla fine del trattamento.

Paxlovid, invece, non può essere utilizzato da pazienti con compromissione renale severa, malattia renale allo stadio terminale o compromissione epatica severa.

Entrambi gli antivirali sono sottoposti a monitoraggio addizionale, questo significa che c’è una rapida identificazione di nuove informazioni sulla sicurezza.

 Gli operatori sanitari sono chiamati a segnalare qualsiasi reazione avversa che sia sospetta.

Quali sono gli effetti indesiderati?

Come tutti i medicinali, anche questi due farmaci possono causare effetti indesiderati, sebbene non tutte le persone li manifestino.

Le reazioni avverse finora segnalate durante il periodo del trattamento e quello immediatamente successivo, non sono preoccupanti e si mantengono di grado 1 (lieve) o di grado 2 (moderato):

  • Diarrea (3%)
  • Nausea (2%)
  • Capogiro (1%)
  • Cefalea (1%)

Efficaci contro Omicron

Nonostante la maggior parte dei pazienti dello studio presentava un’infezione causata dalla variante Delta, la previsione che Paxlovid possa agire anche contro la variante Omicron e le altre varianti deriva da studi di laboratorio che ne confermano l’ipotesi.

Inoltre, molteplici studi in vitro hanno dimostrato che anche Lagevrio ha un’attività antivirale contro Omicron.

Non dimentichiamo i dispositivi di protezione!

Resta comunque fondamentale il distanziamento sociale, l’uso dei dispositivi di protezione (dpi 3 categoria), di igienizzare le mani e la somministrazione del vaccino fino alla terza dose, infatti, questo grande passo avanti fatto dalla scienza, è da intendersi di supporto alla vaccinazione, come ulteriore tentativo di frenata alla diffusione del virus e del ritorno alla normalità.

Ricordiamo inoltre che le mascherine certificate CE sono le uniche in grado di garantire la protezione e la sicurezza di cui abbiamo bisogno.

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